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	<title>Il Sito di una Parola Cristiana</title>
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	<description>Messaggi di Amore e Vangelo Cristiano corredati da esperienze di vita vissuta</description>
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		<title>Scuola: impegno o passatempo ?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 00:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Pensiero del Mese]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pensiero del mese di settembre 2010
La Dott.ssa Simonetta Gentile (Ospedale pediatrico “Gesù Bambino” di Roma) suggerisce alcuni principi per iniziare i bambini allo studio.
Ma possono essere meditati e considerati anche da tutti coloro che sono nel mondo della Scuola o che hanno relazioni con essa.

Sin da piccolissimi trasmettere con parole e comportamenti che imparare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pensiero del mese di settembre 2010</p>
<p>La Dott.ssa Simonetta Gentile (Ospedale pediatrico “Gesù Bambino” di Roma) suggerisce alcuni principi per iniziare i bambini allo studio.</p>
<p>Ma possono essere meditati e considerati anche da tutti coloro che sono nel mondo della Scuola o che hanno relazioni con essa.</p>
<li>
<p>Sin da piccolissimi trasmettere con parole e comportamenti che imparare cose nuove è un piacere e un valore.</p>
<li>
<p>Porsi come esempio, i bambini imparano osservando ed imitando il comportamento dei genitori.</p>
<li>
<p>Manifestare interesse e curiosità e scoprire insieme le cose nuove (sui libri, internet, videocassette etc.).</p>
<li>
<p>Trovare momenti e spazi per la lettura insieme (il bambino sfoglia o colora il libro insieme al genitore).</p>
<li>
<p>Abituare il bambino a momenti di silenzio e a stare da solo per sapersi organizzare giochi ed attività autonome.</p>
<li>
<p>Abituare il bambino a momenti di attività tranquille che richiedono attenzione e concentrazione.</p>
<li>
<p>Andare insieme in libreria per scegliere i libri.</p>
<li>
<p>Individuare insieme i programmi TV educativi da condividere nella visione.</p>
<li>
<p>Nel tempo libero e nelle vacanze includere anche visite ai musei, ad acquari, mostre (ne esistono di specializzati per i ragazzi).</p>
<li>
<p>Stabilire sempre lo stesso orario per lo studio preceduto da un momento di riposo ed attività tranquille, e seguito da giochi ed impegni più intensi.</p>
</li>
</li>
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		<title>Schegge Evangeliche delle festività di settembre 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 23:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie Festive]]></category>

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		<description><![CDATA[5 Settembre 2010  &#8211;   XXIII a  T. Ordinario  &#8211; Ciclo c 
Aspirare ad essere discepoli del Cristo, significa avere scelto e deciso di seguirlo, significa avere preferito Cristo come punto di riferimento più importante della e nella nostra vita. «Se uno viene a me e non mi ama più di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>5 Settembre 2010  &#8211;   XXIII a  T. Ordinario  &#8211; Ciclo c </strong></p>
<p>Aspirare ad essere discepoli del Cristo, significa avere scelto e deciso di seguirlo, significa avere preferito Cristo come punto di riferimento più importante della e nella nostra vita. <em>«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo»</em> (cfr Luca. 14,25). Parole categoriche e senza ambiguità o compromessi.<br />
Vivremo, comunque i tradimenti e le pecche del nostro quotidiano, ma ciò non comprometterà la nostra sequela se sapremo accettarle e viverle come limite e quindi come parte della croce che ogni giorno ci è chiesto di portare.<br />
<em>«Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»</em>. I cristiani, oggi come sempre, sono costituiti da coloro che hanno il coraggio di affidarsi soltanto a Dio e seguire Gesù con totale abbandono e senza nessun compromesso. Eroismo? Forse solo costanza e continuità,  senza cedimenti verso il Cristo che ci precede sulla strada del Calvario.</p>
<p><strong>12 Settembre 2010 &#8211;   XXIV a  T. Ordinario  &#8211;  Ciclo c </strong></p>
<p><em>“Si avvicinarono a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: Costui riceve i peccatori e mangia con loro. Allora egli disse loro questa parabola&#8230;”</em> (Lc 15,1-2).<br />
Come risposta a questo uditorio di mormoratori, Gesù racconta le tre parabole dei perduti ritrovati. Quale nuova idea di Dio ci rivelano? Tra tutte le parabole sono indubbiamente le più sconvolgenti perché ci insegnano anzitutto che Dio si interessa di ciò che è smarrito e che prova grande gioia per il ritrovamento di ciò che era perduto. Inoltre, Dio affronta le critiche per stare dalla parte del lontano: e (nella parabola del Figliol prodigo) il padre misericordioso  affronta l’ira del figlio maggiore con amore, con pace, senza scusarsi. Gesù fa fronte alle critiche fino a farsi calunniare, critiche che si riproducono continuamente e quasi infallibilmente. E la Chiesa  &#8211; nella sua storia – quando si ripropone l’immagine di Dio che cerca i perduti, scorge il disagio e l’opposizione di molti “giusti”. E ancora, Dio si interessa anche di un solo perduto (la pecorella perduta , a fronte delle 99  nell’ovile). Le parabole della pecorella perduta e della donna che fatica tanto per una sola dramma smarrita, hanno del incredibile per indicare il mistero di Dio che si interessa anche di un solo smarrito, insignificante, privo di valore, da cui non c’è niente di buono da ricavare. Ciò non significa evidentemente che si debba trascurare una maggioranza, però è l’immagine iperbolica e infinita dell’incomprensibile amore del Signore. </p>
<p><strong>19  Settembre 2010  &#8211;   XXV a  T. Ordinario  &#8211;  Ciclo c</strong></p>
<p>E’ presentata una parabola (in questa domenica) e poi una serie di ammonimenti che chiariscono e illustrano l’elemento di fondo della parabola stessa e cioè l’uso del denaro. Il racconto parabolico, come è ovvio, non loda il fattore perché è disonesto, ma perché ha la chiarezza e la risolutezza di imboccare l’unica via di salvezza che gli si prospetta. Si sa che l’arte di cavarsela è molto applicata nelle ambigue iniziative di questa società. Lo è molto meno nella grande impresa della salvezza eterna. Perciò Gesù ci rimprovera di essere più pronti a salvarci dai mali mondani che dal male eterno, lui che da parte sua ha fatto di tutto perché fossimo salvati, fino a salire in croce per noi.<br />
Non ci decidiamo a credere che, se non portiamo il nostro peccato davanti a Dio, siamo perduti. Cominciamo le nostre Messe confessando i peccati che abbiamo commessi, ma usciti di chiesa ricominciamo a parlare di quelli altrui.<br />
Un “test” decisivo dell’autenticità della nostra decisione cristiana è proprio l’uso del denaro.<br />
Non è disonesta la ricchezza in sé, né maledizione la ricchezza esteriore. Ma lo è la ricchezza come idolo, innamoramento e progetto, come deformazione interiore del cuore e della mente, che vogliono a tutti i costi essere produttori di prestigio e quindi di potere economico.<br />
Occorre decidersi a scegliere: o mammona o Dio; cioè: o essere il signore per signoreggiare o servire il Signore e godere della sua onnipotenza d’amore.<br />
C’è un solo modo di liberarsi dalla schiavitù della ricchezza: farsi “amici” per mezzo di ciò che si ha, cioè con l’impegno di una solidale condivisione. </p>
<p><strong>26  Settembre 2010  &#8211;   XXVI a  T. Ordinario  &#8211;  Ciclo c</strong> </p>
<p>Con questa parabola Gesù ci richiama l’irreparabile eternità delle pene eterne. È un discorso duro, ma viene dalle labbra di Gesù. Il ricco Epulone <em>«una persona che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti», ignorava « il povero Lazzaro, che stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla sua tavola; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe»</em>. Quindi durante la vita terrena non ha praticato la carità, e ora soffre irrimediabilmente nella vita eterna. Come i suoi fratelli, egli conosceva la legge e i profeti che specificavano i modi della giustizia divina. Forse riteneva o sperava un’eccezione solo per lui, e invece tutto si compie alla lettera la giustizia divina. Siamo avvertiti anche noi: non possiamo edulcorare la legge di Cristo, affidarci a una “misericordia” che non trovi l’equivalente nella nostra carità. Finché siamo quaggiù abbiamo tempo per compiere il bene, e in tal modo guadagnarci la felicità eterna: poi diventerà troppo tardi. Gesù dà un senso anche alle sofferenze di Lazzaro: le ingiustizie terrene saranno largamente compensate nell’altra vita, l’unica che conta. Abbiamo il dovere di far conoscere a tutti. Specie le persone che amiamo, la logica della giustizia divina: e questa è la forma più squisita della carità. Luca (16,19-31) chiude la parabola con la inesorabile condanna verso il ricco Epulone: <em>«Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti»</em>.</p>
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		<title>Madre Teresa e l&#8217;India</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 09:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Pensiero del Mese]]></category>
		<category><![CDATA[carità]]></category>
		<category><![CDATA[india]]></category>
		<category><![CDATA[madre teresa]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pensiero del mese di agosto 2010
In tutta l’India ci saranno celebrazioni religiose il prossimo 26 agosto per commemorare il centenario di Madre Teresa, fondatrice delle Missionarie della Carità, per tutta la vita a fianco dei poveri e dei bisognosi indiani. Nella capitale New Delhi sarà innalzato un monumento in onore della religiosa. Il governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pensiero del mese di agosto 2010</p>
<p><em>In tutta l’India ci saranno celebrazioni religiose il prossimo 26 agosto per commemorare il centenario di Madre Teresa, fondatrice delle Missionarie della Carità, per tutta la vita a fianco dei poveri e dei bisognosi indiani. Nella capitale New Delhi sarà innalzato un monumento in onore della religiosa. Il governo indiano, oltre a coniare una speciale moneta commemorativa, ha fatto richiesta all’Onu di spostare la “Giornata mondiale degli orfani” nel giorno di nascita di Madre Teresa. </em></p>
<p>Madre Teresa diceva che la più grande povertà è sentirsi indesiderati, non avere nessuno che si prende cura di te. Nella casa a Dire Dawa, dopo un po’ ci si è accorto che con l’attenzione e l’amore anche gli occhi dei malati mentali sorridevano. Nelle umili opere d’amore verso i poveri è la forza e il rispetto che scaturisce dalla tenerezza che detta un rapporto con loro. Perché è grazie alla tenerezza che una persona si rende conto della propria bellezza e del proprio valore. Questo è di grande aiuto per la guarigione dei malati. Madre Teresa non si stancava mai di ripetere: “Noi siamo fatti per amare e per essere amati”.<br />
Presso le Missionarie della Carità, nelle case, in ogni cappella c’è vicino alla croce una scritta che dice “ho sete”. Questa sete per il mondo di oggi rappresenta le persone che muoiono senza avere niente e senza che nessuno si prenda cura di loro, dimenticati, rifiutati e non amati.<br />
Questa sete è il grido di Gesù Cristo sulla Croce. “Ho sete” è il pianto di Gesù nei più poveri tra i poveri. Dio ha sete per il destino di ogni uomo, il suo cuore si strugge per i più bisognosi, per tutti coloro che sono deboli e indifesi, per chi soffre, per chi non è amato.<br />
Dovremmo meditare sull’opera di questa Santa, per essere meno egoisti e migliorare<br />
le brutture del nostro pianeta che ha dimenticato l’AMORE.</p>
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		<title>Schegge Evangeliche delle festività di agosto 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 09:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie Festive]]></category>

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		<description><![CDATA[
1	Agosto 2009  &#8211;  XVIII  Dom. T. Ordinario  &#8211;  c

Il vangelo  (Luca 12) ci presenta la parabola del ricco stolto che trovandosi nella ricchezza e nella abbondanza di beni fa grandi progetti.

 “Aveva fatto un raccolto abbondante. ‘Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>
<p>1	Agosto 2009  &#8211;  XVIII  Dom. T. Ordinario  &#8211;  c</p>
<p></strong></p>
<p>Il vangelo  (Luca 12) ci presenta la parabola del ricco stolto che trovandosi nella ricchezza e nella abbondanza di beni fa grandi progetti.</p>
<p><em>
<p> “Aveva fatto un raccolto abbondante. ‘Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? «Farò così — disse —: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutti i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni,  riposati, mangia, bevi e divèrtiti!’  «Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita, E quello che hai preparato, di chi sarà?’ Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”,</p>
<p></em></p>
<p>Emerge la vera natura dello ‘stolto’, che nella Bibbia equivale a colui che vive come  se Dio non ci fosse e considera la vita come tutta in suo potere. Per di più il ricco ha rimosso l’imprevisto della sorte mortale che invece lo spiazzerà tanto clamorosamente.</p>
<p>La voce stessa di Dio viene a demolire ogni falsa illusione con un perentorio memento mori che accentua il carattere effimero dei beni di questo mondo e mostra il controsenso di una esistenza come quella del ricco stolto. Gesù si appella alla sapienza antica che ricorda inesorabilmente come la morte fisica ci venga a strappare per sempre i beni accumulati</p>
<p><em>
<p>In tutto il vangelo Cristo ci insegna come si deve concretizzare un nuovo e inedito arricchimento: usando e partecipando i propri beni anche ai meno fortunati che vivono accanto a noi.</p>
<p></em></p>
<p><strong>
<p>8	Agosto 2009  &#8211;  XIX  Dom. T. Ordinario  &#8211;  c</p>
<p></strong></p>
<p>Ancora una volta il vangelo di Luca  (12,22) ci pone innanzi ai beni terreni  in una attesa operosa e di coscienza per la venuta e l’incontro con Dio. Le tre brevi parabole ci offrono scene comuni di vita familiare. Nella prima un proprietario tornando a notte profonda trova i servi pronti ad accoglierlo immediatamente. In una seconda la imprevedibilità e l’improvviso arrivo di un ladro nella casa del quale non si conosce alcunché, ci fa  supporre una particolare vigilanza perché non si può immaginare “<em>quando verrà il Figlio dell’uomo</em> [Dio] .  Nella terza vediamo che alla domanda di Pietro sui destinatari di questa vigilanza Gesù dichiara che la fedeltà e l’onestà dei servi  durante questa attesa verrà premiata.</p>
<p>Il cristiano non deve essere angosciato  per l’incontro finale di questo Dio “di amore” perché c’è un premio che colmerà ogni fatica e timore in questo cammino tanto incerto della vita. </p>
<p><strong>
<p>15  Agosto 2009   &#8211;  Maria SS. ASSUNTA  &#8211;  c</p>
<p></strong></p>
<p>La festa dell&#8217;Assunzione di Maria Vergine accende nei cristiani sentimenti di letizia e fiducia. Dio trasformerà in un destino futuro tutto il nostro essere: corpo e  spirito. Nulla di noi andrà perduto. Quella storia di fatica e d&#8217;amore che ciascuno di noi scrive mentre è nel corpo, sarà destinata ad entrare per sempre nel progetto di Dio e nella sua eternità.</p>
<p>Questa considerazione dovrebbe allontanare da noi lo <strong>spettro del nulla</strong>, della morte, della paura. Non siamo destinati al nulla, al vuoto. Siamo indirizzati alla gloria. Questa gioia deve diventare la nostra forza per affrontare la quotidiana battaglia della vita. Unitamente a questo senso di gioia, la festa odierna infonde in tutti noi un senso di speranza e attesa. Contemplare Maria già nel pieno possesso della gloria di Dio, arrivata prima di noi dove tutti noi siamo destinati: ecco il messaggio dell’Assunta..</p>
<p><strong>San Giovanni Damasceno</strong>, considerando l&#8217;Assunzione corporea della Madre di Dio esclama: &#8220;<em>Colei che nel parto aveva conservato tutta la sua verginità, doveva conservare senza alcuna corruzione il suo Corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo grembo il Creatore, fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divini. Colei che fu presa in sposa dal Padre, non poteva che trovare dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio alla gloria della destra del Padre, Lei che lo aveva visto sulla croce, Lei che era stata preservata dal dolore, quando lo aveva dato alla luce, ed era stata trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre e Ancella di Dio</em>&#8220;.</p>
<p><strong>
<p>22  Agosto 2009  &#8211;  XXI  Dom. T. Ordinario  &#8211;  c</p>
<p></strong></p>
<p>L’offerta del regno di Dio (in Luca 13,22) è la vera manifestazione della volontà di Dio, un dono che va accolto nella fede. Ma la volontà di Dio non è imposta, è consegnata alla nostra libertà, chiede dunque accoglienza e impegna la vita del discepolo in una continua risposta. Questo è il significato del richiamo alla “<em>porta stretta</em>”: metafora che diventa invito a cogliere tutte le occasioni e le opportunità per aderire all’offerta di salvezza da parte di Dio.</p>
<p>Il vangelo di Luca richiama tutti i cristiani al loro impegno. Nel regno di Dio possono entrare tutti quelli che lo accolgono. Per il Padre misericordioso non esistono vicini e lontani, primi e ultimi, ma solo figli da amare e da salvare: egli ha pensato ad un’unica famiglia, riunita nel suo nome Questo è il sogno di Dio sull’umanità. Perciò l’invito a far parte del regno è «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti cercheranno di entrare ma non vi riusciranno»</p>
<p><strong>
<p>29	Agosto 2009  &#8211;  XXII  Dom. T. Ordinario  &#8211;  c</p>
<p></strong><br />
<em>
<p>«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te …Invece, va’ a metterti all’ultimo posto, perché colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».</p>
<p>Disse poi … quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».(Luca 14, 7) “Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.</p>
<p></em></p>
<p>Per diventare umili, bisogna cominciare ad amare. È quello che ha fatto Gesù. L’amore misericordioso l’ha spinto sulle strade della Palestina, l’ha condotto a cercare i malati, i peccatori, i sofferenti.</p>
<p>La carità primordiale del Vangelo è tutto questo: cercare di servire  quelli che incontriamo. Ogni persona è Gesù, e in ognuna di esse noi abbiamo il privilegio di servire Gesù.</p>
<p>Non vi è migliore testimonianza della nostra fede.</p>
<p><strong>Madre Teresa di Calcutta</strong> diceva: <em>Ama finché non ti fa male,</p>
<p>e se ti fa male,proprio per questo sarà meglio.</p>
<p>Se accetti la sofferenza e la offri a Dio, ti darà gioia.</p>
<p>La sofferenza e’ un grande dono di Dio:</p>
<p>chi l’accoglie, chi ama con tutto il cuore,</p>
<p>chi offre se stesso ne conosce il valore.</p>
<p></em></p>
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		<title>Tempo senza SILENZIO</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 12:48:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Pensiero del Mese]]></category>
		<category><![CDATA[silenzio]]></category>
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		<description><![CDATA[Il pensiero del mese di giugno 2010
P. Davide Turoldo scrive: “il nostro è un tempo senza silenzio e quindi senza scampo. Tutti abbiamo paura di fare silenzio. A fare un solo minuto di silenzio si rischiano le vertigini, e di franare in un abisso di paura. Paura soprattutto discoprire il vuoto interiore.. Perciò si grida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pensiero del mese di giugno 2010</p>
<p><strong>P. Davide Turoldo scrive:</strong> “il nostro è un tempo senza silenzio e quindi senza scampo. Tutti abbiamo paura di fare silenzio. A fare un solo minuto di silenzio si rischiano le vertigini, e di franare in un abisso di paura. Paura soprattutto discoprire il vuoto interiore.. Perciò si grida e si urla sempre dì più”<br />
Il silenzio si colloca al di fuori della logica dell’utile; il silenzio  è improduttivo, non paga. E questo in una civiltà che misura tutto sulla “produzione” è grave: ci emargina socialmente.<br />
Forse per il <strong>troppo dilagare delle chiacchiere</strong> e del frastuono, si sta verificando l’interesse per l’opposto.<br />
Mai come oggi il silenzio è violentato, continuamente, da rumori, suoni e parole, per lo più vane ed inopportune; continuamente i mass media sembrano far di tutto per limitare gli spazi vuoti, in cui il silenzio vorrebbe vivere.<br />
Sembra quasi che del silenzio si abbia paura, quasi terrore. Lo si evita, lo si sfugge con ogni stratagemma, ogni cosa può servire per non trovarvisi di fronte, specchio troppo limpido e sincero di una realtà tragica nella sua presuntuosa e vana inconsistenza, inganno continuo che non si vuol svelare, che non si vuole o non si può accettare.</p>
<p>Anche se non è facile ascoltare il suono del silenzio, guardarsi dentro lo specchio che il silenzio ci offre, potremmo sicuramente scoprire sorprese, cose determinanti per la nostra vita. E forse una maggiore chiarezza per la nostra identità.<br />
Nel silenzio, solo nel silenzio la personalità dell’uomo può riacquistare consapevolezza di sé, riprendere coscienza della propria importanza.</p>
<p>Un monaco di <strong>Taizè </strong>ci dice:<br />
Come è possibile raggiungere un silenzio interiore? Qualche volta siamo apparentemente in silenzio, e tuttavia abbiamo grandi discussioni dentro di noi, lotte con compagni immaginari o con noi stessi. Calmare la nostra anima richiede una specie di semplicità. “Non mi tengo occupato con cose troppo grandi o troppo meravigliose per me” Silenzio significa riconoscere che le mie preoccupazioni non possono fare molto. Silenzio significa lasciare a Dio ciò che è oltre la mia portata e le mie capacità. Un momento di silenzio, anche molto breve, è come una sosta santa, un riposo sabbatico, una tregua dalle preoccupazioni.</p>
<p>Un teologo moderno (Bruno Forte) scrive:<br />
Non è più possibile dire: <em>Cogito ergo sum</em>. Dovremmo dire piuttosto: <em>Cogitor ergo sum; amor ergo sum</em>. lo esisto non perché penso, non perché amo, ma perché scopro di essere pensato, di essere amato. Scopro che la mia casa non è la mia, ma è la casa dell&#8217; <strong>Altro </strong>in cui io esisto, da cui io vengo. Nell&#8217;abisso del silenzio di esistere, io scopro di essere donato a me stesso.<br />
Lasciamoci travolgere dal silenzio di Dio !<br />
Forse qualche volta rifuggiamo il silenzio, preferendo qualunque rumore, parola o distrazione, perché la pace interiore è una cosa rischiosa: ci rende vuoti e poveri, disintegra le amarezze e ci conduce al dono di noi stessi. Silenziosi e poveri i nostri cuori sono ricolmati dello Spirito Santo, riempiti con un amore incondizionato. Il silenzio è un umile ma sicuro <strong>cammino verso l’amore</strong>.</p>
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		<title>Schegge Evangeliche delle festività di giugno 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 12:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie Festive]]></category>

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		<description><![CDATA[6    Giugno 2010  -  SS. Corpo e Sangue di Cristo  -  C
Dal Vangelo secondo Lc. 9, 11-17

[11] Gesù le [le folle] accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure.
[12]Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: &#8220;Congeda la folla, perché vada [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>6    Giugno 2010  -  SS. Corpo e Sangue di Cristo  -  C<br />
Dal Vangelo secondo Lc. 9, 11-17<br />
</strong><br />
<em>[11] Gesù le [le folle] accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure.<br />
[12]Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: &#8220;Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta&#8221;.<br />
[13]Gesù disse loro: &#8220;Dategli voi stessi da mangiare&#8221;. Ma essi risposero: &#8220;Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente&#8221;.<br />
[14]C&#8217;erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: &#8220;Fateli sedere per gruppi di cinquanta&#8221;.<br />
[15]Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti.<br />
[16]Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.<br />
[17]Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.<br />
</em><br />
L’Eucaristia è la festa della fede, stimola e rafforza la fede. I nostri rapporti con Dio sono avvolti nel mistero: ci vuole un gran coraggio e una grande fede per dire: “Qui c’è il Signore!”.<br />
Nella moltiplicazione dei pani  emergono due particolari interessanti<br />
Nel dialogo fra i discepoli e Gesù affiora il bisogno della gente riportato: «Congeda la gente perché vada nei villaggi e nelle campagne intorno per alloggiare e trovar cibo».<br />
Ma per Gesù questo coinvolgimento non basta: «Dategli voi stessi da mangiare». L&#8217;attenzione degli apostoli è cosa importante, ma non ancora il punto vero dell&#8217;episodio. Gesù non vuole semplicemente sfamare la gente, ma compiere un segno rivelatore di come Dio vorrebbe il mondo. Secondo i discepoli tocca alla gente comprarsi da mangiare. Per Gesù, invece, il comperare va sostituito con il condividere.<br />
Questo significa che devono cambiare le relazioni fra te e gli altri, fra te e le cose. È il grande significato dell&#8217;Eucaristia, che non solo dice una presenza di Dio, ma una presenza che si fa pane spezzato e vita condivisa. Le cose che possiedi – fossero pure soltanto cinque pani e due pesci – sono doni di Dio, da godere con gli altri, non a differenza degli altri. Se  paradossalmente i discepoli avessero loro stessi comperato il pane per la folla,  avrebbero compiuto un gesto di carità, non un segno di partecipazione e condivisione: questo era la logica di una rivelazione divina verso l’uomo, logica che manifesta la dialettica dell&#8217;esistenza di Gesù: una vita in dono.<br />
La condivisione è il darsi con amore e gratuità senza fare calcoli. &#8220;Dategli voi stessi da mangiare&#8221;: è lapidario e deciso Gesù, quasi come una forbice che recide una radice malata: l’egoismo e l’indifferenza.  San Giovanni della Croce arriva a dire che si sarà giudicati sull&#8217;amore. L&#8217;amore dato è cibo che nutre. È necessario sedersi perché la mensa che il Signore sta preparando porta il nome di Eucaristia.</p>
<p><strong>13    Giugno 2009  &#8211; XI  Dom. Tempo Ordin.  -  C<br />
Dal Vangelo secondo Lc 7,36-8,1-3<br />
</strong></p>
<p><em>[36]Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.<br />
[37]Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato;<br />
[38]e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.<br />
[39]A quella vista il fariseo che l&#8217;aveva invitato pensò tra sé. &#8220;Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice&#8221;.<br />
[40]Gesù allora gli disse: &#8220;Simone, ho una cosa da dirti&#8221;. Ed egli: &#8220;Maestro, dì pure&#8221;.<br />
[41]&#8220;Un creditore aveva due debitori: l&#8217;uno gli doveva cinquecento denari, l&#8217;altro cinquanta.<br />
[42]Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?&#8221;.<br />
[43]Simone rispose: &#8220;Suppongo quello a cui ha condonato di più&#8221;. Gli disse Gesù: &#8220;Hai giudicato bene&#8221;.<br />
[44]E volgendosi verso la donna, disse a Simone: &#8220;Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m&#8217;hai dato l&#8217;acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.<br />
[45]Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi.<br />
[46]Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.<br />
[47]Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco&#8221;.<br />
[48]Poi disse a lei: &#8220;Ti sono perdonati i tuoi peccati&#8221;.<br />
[49]Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: &#8220;Chi è quest&#8217;uomo che perdona anche i peccati?&#8221;.<br />
[50]Ma egli disse alla donna: &#8220;La tua fede ti ha salvata; và in pace!&#8221;.<br />
[1]In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.<br />
[2]C&#8217;erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni,<br />
[3]Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.</em></p>
<p>Gesù spesso viene accusato di essere amico dei peccatori. Ebbene sì, lo vuole essere. Ma in che senso? Il Vangelo di oggi propone un episodio. Ecco che una donna, conosciuta come peccatrice, mostra nei confronti di Gesù un’ospitalità eccessiva, mentre Simone non è certo prodigo in gesti. Di fronte alla sua perplessità, Gesù racconta una parabola sul perdono. La donna si converte, piange lacrime di contrizione e di ringraziamento. Gesù dichiara: “Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato”. Gesù davanti agli occhi di tutti riconcilia la peccatrice con Dio e la reintegra nella società degli uomini onesti.  Perché allora il fariseo rimane così cieco? Vede nella donna il peccato ma non l&#8217;amore e la gratitudine. Non percepisce nel gesto di Gesù che si lascia toccare il segno della misericordia di Dio. Egli sa che Dio è come un Padre che ama tutti i suoi figli, buoni e cattivi, e non allontana i peccatori ma li cerca. La contesa fra Gesù e il fariseo non è dunque solo morale, ma teologico: investe la concezione di Dio. E poi il fariseo non è consapevole di essere peccatore: la donna invece è convinta del proprio peccato ed è riconoscente verso chi la perdona. Il fariseo no, egli si crede già giusto per conto proprio. E questa è una ragione che lo rende cieco. La donna è stata perdonata e salvata, aveva un grosso debito e le è stato tolto. L&#8217;incontro con Gesù ha rappresentato per lei una liberazione, un perdono inaspettato, una dignità ritrovata: ecco perché è nei suoi riguardi piena di slancio. Il fariseo, invece, chiuso nella sua giustizia, non prova verso Gesù alcuna particolare riconoscenza. Solo chi sa di dover essere perdonato e gratuitamente amato (e ne fa l&#8217;esperienza), coglie il vero senso del perdono di Cristo</p>
<p><strong>20 Giugno 2009  &#8211; XII  Dom. Tempo Ordin.  -  C<br />
Dal Vangelo secondo Lc 9,18-24<br />
</strong></p>
<p><em>[18]Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: &#8220;Chi sono io secondo la gente?&#8221;.<br />
[19]Essi risposero: &#8220;Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto&#8221;.<br />
[20]Allora domandò: &#8220;Ma voi chi dite che io sia?&#8221;. Pietro, prendendo la parola, rispose: &#8220;Il Cristo di Dio&#8221;.<br />
[21]Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno.<br />
[22]&#8220;Il Figlio dell&#8217;uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno&#8221;.<br />
[23]Poi, a tutti, diceva: &#8220;Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.<br />
[24]Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.</em></p>
<p>&#8220;Chi sono io secondo la gente?&#8221;.     E&#8217; la domanda che Gesù rivolge ai suoi discepoli &#8220;mentre egli stava a pregare in un luogo solitario e i discepoli erano con lui&#8221;. Sembrerebbe una forma di sondaggio; anche perché i Vangeli fanno emergere una diversità di opinioni verso questo maestro di Nazareth.<br />
Sulla bocca dei discepoli affiorano talune opinioni tra le più comuni: &#8220;Per alcuni Giovanni Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto&#8221;. Ad ognuna di queste attribuzioni corrispondeva un grado più o meno elevato di popolarità o comunque di consenso.<br />
A Gesù però non sembra interessare più di tanto il parere della gente; il perché si comprende dal seguito del racconto. Gesù sta per intraprendere un cammino davvero difficile verso Gerusalemme. Ci sarà tra la sua predicazione e le autorità religiose  che dominano Israele un vero scontro. Ma questo non è affatto chiaro per i discepoli. Per questo, Gesù, senza commentare le opinioni della gente, chiede immediatamente ai discepoli: &#8220;Ma voi chi dite che io sia?&#8221;.<br />
Domanda centrale del brano che impone certamente chiarezza di idee, ma principalmente una adesione del cuore. E Pietro risponde: &#8220;Il Cristo di Dio&#8221;. E&#8217; una risposta piena e limpida sul piano della sua fede.<br />
Gesù allora apre il suo cuore e confida a questi suoi più intimi ciò che gli accadrà a Gerusalemme: il compiere la volontà del Padre, qualunque cosa richieda. E chiunque vuole seguirlo deve accoglierla.<br />
E continua: &#8220;Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua&#8221;.  Gesù chiede di essere amato sopra ogni cosa; perché seguirlo significa essere disponibili a percorrere il cammino del Calvario, a prendere su di sé il rifiuto del mondo, e pure la diffamazione. Ma il punto di arrivo sarà la risurrezione, la pienezza della vita. Ed ecco perché colui che &#8220;perde&#8221; la vita, ossia la spende al seguito di Gesù, l&#8217;ha davvero salvata.</p>
<p><strong>27     Giugno 2010  &#8211; XIII  Dom. Tempo Ordin.  -  C<br />
Dal Vangelo secondo Lc 9, 51-62<br />
</strong></p>
<p><em>[51]Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme<br />
[52]e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui.<br />
[53]Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.<br />
[54]Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: &#8220;Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?&#8221;.<br />
[55]Ma Gesù si voltò e li rimproverò.<br />
[56]E si avviarono verso un altro villaggio.<br />
[57]Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: &#8220;Ti seguirò dovunque tu vada&#8221;.<br />
[58]Gesù gli rispose: &#8220;Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell&#8217;uomo non ha dove posare il capo&#8221;.<br />
[59]A un altro disse: &#8220;Seguimi&#8221;. E costui rispose: &#8220;Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre&#8221;.<br />
[60]Gesù replicò: &#8220;Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio&#8221;.<br />
[61]Un altro disse: &#8220;Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa&#8221;.<br />
[62]Ma Gesù gli rispose: &#8220;Nessuno che ha messo mano all&#8217;aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio&#8221;.</em></p>
<p>Gesù intraprende la strada verso Gerusalemme con consapevolezza, coraggio e risolutezza. Ma già all&#8217;inizio vi è un rifiuto, quello dei samaritani, per un motivo politico e razziale, a lui del tutto estraneo. Gesù ha provato personalmente che cosa significhi vedersi negare l&#8217;ospitalità perché straniero, ma all&#8217;intolleranza dei samaritani Egli non risponde – come avrebbero voluto i discepoli – con un castigo, bensì con la comprensione.<br />
I discepoli ancora non hanno capito la novità del Maestro, perché prigionieri di quegli stessi pregiudizi che ora tanto li offendono.<br />
Lungo la via un uomo chiede a Gesù di seguirlo. L&#8217;uomo è pronto ad una sequela di  vita itinerante: «Dovunque andrai». Ma Gesù aggiunge che la semplice povertà o la fatica di una vita pellegrinante non è tutto, sono l&#8217;insicurezza e la precarietà del quotidiano i maggiori ostacoli. Un secondo incontro è fra Gesù e un uomo che egli stesso invita alla sequela. Dinnanzi alla richiesta di Gesù («seguimi») quest&#8217;uomo chiede una procrastinazione. La risposta di Gesù è drastica: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti». L&#8217;annuncio del Regno viene prima di tutto, senza eccezioni. Con questo Gesù non intende abolire un dettato della legge, né correggerla. Afferma però che è giunto qualcosa che la supera e oltrepassa. Il primato del Regno di Dio non ammette dilazioni. Certamente si tratta di un linguaggio paradossale. Non è questione di seppellire o no i propri cari. Bisogna accorgersi che è sopraggiunta una novità senza confronti.<br />
Un altro sconosciuto, disposto a seguire Gesù, chiede il tempo di salutare quelli di casa. Il verbo greco significa “salutare e lasciare”. Gesù risponde con una specie di proverbio: «Chi ha messo mano all&#8217;aratro e poi si volge indietro, non è adatto per il regno di Dio». Se il contadino vuole arare diritto, non può permettersi di guardare indietro. In altre parole, la sequela non sopporta rinvii, né distrazioni, né nostalgie, né uscite di sicurezza<br />
Questi episodi di vocazione acquistano un significato ancora più marcato sullo sfondo delle metafore del ‘cammino’ che Gesù sta percorrendo e della ‘sequela’ alla quale sono invitati i discepoli: in ogni viaggio c’è una partenza con rotture e separazioni, ma anche nuovi orientamenti di vita. I coinvolti nella sequela sono chiamati a ridefinire i propri rapporti con il passato, con il presente sociale,  a intrecciare una nuova rete di relazioni che diverrà un terreno etico &#8211; operativo dove potranno e dovranno esprimere una nuova libertà e una nuova responsabilità.</p>
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		<title>Contro lo SCONTRO delle culture</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 07:18:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Pensiero del Mese]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pensiero del mese di maggio 2010
Cultura:
Uno stile di vita
Una convinzione di credere
Un principio per agire
La nozione di cultura (dal latino colere, &#8220;coltivare&#8221;) appartiene alla storia occidentale. L&#8217;utilizzo di tale termine è stato, poi, esteso, a quei comportamenti che imponevano una &#8220;cura verso gli dei&#8220;: così il termine &#8220;culto&#8220;.
Il concetto moderno di cultura può essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pensiero del mese di maggio 2010</p>
<p><strong>Cultura:<br />
Uno stile di vita<br />
Una convinzione di credere<br />
Un principio per agire</strong></p>
<p>La nozione di cultura (dal latino <em>colere</em>, &#8220;coltivare&#8221;) appartiene alla storia occidentale. L&#8217;utilizzo di tale termine è stato, poi, esteso, a quei comportamenti che imponevano una &#8220;<em>cura verso gli dei</em>&#8220;: così il termine &#8220;<em>culto</em>&#8220;.<br />
Il concetto moderno di cultura può essere inteso come quel bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione. Tuttavia il termine cultura nella lingua italiana denota due significati principali sostanzialmente diversi:<br />
Una concezione umanistica o classica presenta la cultura come la formazione individuale, un’attività che consente di &#8220;coltivare&#8221; l’animo umano; in tale accezione essa assume una valenza quantitativa, per la quale una persona può essere più o meno colta.<br />
Una concezione antropologica o moderna presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo. Concerne sia l’individuo sia le collettività di cui egli fa parte. In questo senso il concetto è ovviamente declinabile al plurale, presupponendo l&#8217;esistenza di diverse culture, e tipicamente viene supposta l&#8217;esistenza di una cultura per ogni gruppo etnico o raggruppamento sociale significativo, e l&#8217;appartenenza a tali gruppi sociali è strettamente connessa alla condivisione di un&#8217;identità culturale.</p>
<p><strong>Ma la cultura non è innata</strong>: la si apprende con l’educazione, attraverso l’esempio, l’esperienza, fin dalla nascita.<br />
Ma nel tempo ha vissuto grandi cambiamenti. Si legava un tempo alle Muse, quindi alle arti, alle classi colte. Oggi, quando si parla di cultura non si intende invece necessariamente la cultura alta. Può essere cultura anche un semplice oggetto come un tavolo, una sedia, un utensile della cucina: tutti manufatti che rinviano a un determinato periodo storico e sociale nel cui ambito sono stati ipotizzati, realizzati, utilizzati.<br />
L’antropologia culturale, tra le varie scienze sociali, è stata probabilmente quella che maggiormente si è battuta per un allargamento del concetto di cultura. Oggi si insiste sul fatto che ogni cultura ha una sua storia e dignità e che va accettata su un piano paritario con quelle tradizionalmente più consolidate [anche se a volte ce lo dimentichiamo; è accaduto con gli albanesi, sta accadendo con i romeni e con i rom]. Non più quindi cultura intesa esclusivamente come arte, diritto, letteratura o filosofia. Ma anche come vita quotidiana: ed è a partire da questa nuova prospettiva, da quest’ottica si è avuta una rivalutazione, accanto alle culture fondate sulla scrittura, di culture fondate invece sull’oralità. Si è compreso, insieme, che il mondo non è racchiuso nei confini dell’Occidente e che comprenderlo vuol dire conoscere, secondo l’insegnamento di Taylor, costumi e abitudini, abilità diverse.<br />
Ma una cosa è saperlo, intellettualmente. Un’altra cosa è muoversi in base a questa convinzione, renderla viva, operante.<br />
Crescendo all’interno di una cultura tendiamo facilmente ad assolutizzare quanto appreso, a immaginare che i nostri modelli culturali, i nostri simboli e valori siano «normali». Che non lo siano quelli altrui.</p>
<p>E il <strong>confronto </strong>internazionale che deriva dai processi di globalizzazione e dalle migrazioni può diventare facilmente uno <strong>scontro </strong>con preconcetti, con stereotipi negativi riguardo alle culture altre. Che a loro volta possono ripagarci della stessa moneta, generalizzando in modo indebito.<br />
Riconoscere che le culture sono tante, che hanno svolto una certa funzione, che deve essere affermata loro dignità, diritto all’esistenza, non è facile. Ma eliminando lo scontro si arriva ad una pacifica convivenza<br />
La sfida di oggi consiste proprio nel sapere aprirsi al confronto (evitando lo scontro) con altre culture, dando vita a realtà sociali più ricche, in grado di valorizzare diverse culture e trasmettere valori, modelli, capacità, abilità alle nuove generazioni.</p>
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		<title>Schegge Evangeliche delle festività di maggio 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 07:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie Festive]]></category>

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		<description><![CDATA[2    Maggio 2009  -  V°  Dom. di Pasqua  -  C
Dal Vangelo secondo Gv 13,31-35

[31]Quand&#8217;egli [Giuda] fu uscito, Gesù disse: &#8220;Ora il Figlio dell&#8217;uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.
[32]Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
[33]Figlioli, ancora per poco sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>2    Maggio 2009  -  V°  Dom. di Pasqua  -  C<br />
Dal Vangelo secondo Gv 13,31-35<br />
</strong><br />
<em>[31]Quand&#8217;egli [Giuda] fu uscito, Gesù disse: &#8220;Ora il Figlio dell&#8217;uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.<br />
[32]Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.<br />
[33]Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.<br />
[34]Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.<br />
[35]Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri&#8221;.<br />
</em><br />
Queste poche righe ci trasmettono il testamento di Gesù, diretto ai discepoli, turbati dalla partenza di Giuda. Ma è anche per ognuno di noi che viviamo il periodo di Pasqua alla ricerca di un orientamento. Alle tante domande che ci possiamo fare il Vangelo ci dà una risposta molto semplice: il nuovo comandamento dell’amore: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”. Anche se l’amore non si comanda, l’impegno ad amare il proprio prossimo per amore di Gesù &#8211; come egli stesso ha fatto – ci si rende conto che il cammino di Gesù è un itinerario di vita, per lui e per molte altre persone intorno a lui. L&#8217;amore scambievole è per l&#8217;uomo movimento, vita, uscire dal chiuso, dall&#8217;odio, dall&#8217;egoismo e dall&#8217;indifferenza per respirare a pieni polmoni. E in Gesù troviamo il modello e la fonte: «Come io ho amato voi». Così dice la norma e il parametro della dimensione. Ma ci da pure una ragione: se possiamo amarci fra noi è perché Lui per primo ci ha amati. «Come io ho amato voi», dice Gesù. Questo comando dell&#8217;amore fraterno è da Gesù definito «nuovo». Ma non si tratta di una novità cronologica, ma di una novità qualitativa. E’ il segno e  frutto del mondo nuovo che la venuta di Cristo ha instaurato. L&#8217;amore fraterno è la novità della vita di Dio che irrompe nel nostro vecchio mondo, rigenerandolo. Ed è l&#8217;anticipo della vita futura a cui aspiriamo.</p>
<p><strong>9    Maggio 2010  -  Vi   Dom. di Pasqua  -  C<br />
Dal Vangelo secondo Gv 14,23-29<br />
</strong></p>
<p><em>In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:<br />
[23]&#8220;Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.<br />
[24]Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.<br />
[25]Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.<br />
[26]Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v&#8217;insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.<br />
[27]Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.<br />
[28]Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.<br />
[29]Ve l&#8217;ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate</p>
<p></em>In quella sera (nel Cenacolo) Gesù fa una promessa ai discepoli e a quanti, nel tempo, avrebbero accolto la Sua parola, facendosi custodire da essa:&#8221; Se uno mi ama, dice il Maestro, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui&#8230;&#8221;.<br />
Osservare questa parola, non è una servile e oscura obbedienza, ma esprime la volontà di farsi custodire da essa; significa fare di questa parola una uniforme, che ci riveste, ci difende ma pure ci distingue. Pietro dirà che il nostro ascolto non può esser di individui distratti e sbadati, ma di persone che accolgono con amore e, da questa parola, hanno vita realizzando una comunione che supera ogni confine per raggiungere Dio.<br />
La Parola di vita, proclamata da Cristo e accolta nel cuore dell&#8217;uomo, fa di questo cuore, la dimora terrena del Padre, che, in esso, abita, col Figlio e con lo Spirito, col quale siamo stati creati, e che, col ritorno di Cristo al Padre, resta nella Storia umana, come luce che guida, forza che sostiene, potenza che trasforma.<br />
Su questo insegnamento, ad opera dello Spirito di Dio, si fonda la missione degli Apostoli, colonne della Chiesa nascente, che dovrà evangelizzare il mondo intero sino alla fine dei tempi.<br />
Questa evangelizzazione incontrerà resistenze, ostacoli, difficoltà esterne e anche interne. Ma Cristo ha promesso: “Non abbiate paura: io ho vinto il mondo ! ”. E in questo percorso ci guiderà lo Spirito, dono del Risorto, Spirito, sempre presente in tutti noi, membra vive di una Chiesa, viva, perché mistico corpo del Figlio di Dio, morto e risorto.</p>
<p><strong>16    Maggio 2009  -  ASCENSIONE  del Signore -  C<br />
Dal Vangelo secondo Lc 24,46-53<br />
</strong></p>
<p><em>In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:<br />
[46]&#8220;Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno<br />
[47]e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.<br />
[48]Di questo voi siete testimoni.<br />
[49]E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall&#8217;alto&#8221;.<br />
[50]Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.<br />
[51]Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.<br />
[52]Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia;<br />
[53]e stavano sempre nel tempio lodando Dio.<br />
</em><br />
L’evento dell’Ascensione del Signore segna sia il culmine conclusivo della sua missione terrena, sia l’avvio del mandato degli Apostoli a tutte le genti. Proprio loro, infatti, insieme ai discepoli, devono estendere al mondo intero ciò che il Maestro ha realizzato nella sua vita umana all’interno d’Israele. Questo è il modo in cui Dio ha concepito la nostra salvezza. Rimane a noi l’incombenza di comunicare questa vita di Dio attraverso i sacramenti e di insegnare gli itinerari e le tappe della vita cristiana. Questa è l’importanza e il valore dell’Ascensione: dobbiamo ora agire e prendere nel mondo il posto del Cristo, fisicamente assente, per renderlo individuabile e distinguibile attraverso la nostra esistenza terrena. Ora diventiamo noi diventiamo i protagonisti principali dell’azione di. Cristo. Ma dobbiamo agire con coraggio: Cristo non ci lascia soli. E’ dalla nostra parte. Il momento storico particolarmente difficile per la Chiesa e per i cristiani  non deve creare smarrimento. Il Vangelo non ha paura per gli attacchi. Non stiamo cercando i riconoscimenti umani; desideriamo che Cristo sia conosciuto e riconosciuto nella sua autenticità e integrità.</p>
<p><strong>23    Maggio 201009  -  Pentecoste -  C<br />
Dal Vangelo secondo Gv 14,15-16.23-26<br />
</strong></p>
<p><em>In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:<br />
[15]Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.<br />
[16]Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre,<br />
[23]Gli rispose Gesù: &#8220;Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.<br />
[24]Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.<br />
[25]Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.<br />
[26]Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v&#8217;insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.<br />
</em><br />
Il giorno di Pentecoste è nata la Chiesa, il luogo del &#8220;Sacro&#8221;, dove sono posti &#8211; e resi efficaci dall&#8217;azione dello Spirito &#8211; gli elementi oggettivi della salvezza operata da Gesù: la Parola di Dio, i sacramenti, i carismi e i ministeri e, tra questi, il ministero apostolico.<br />
Lo Spirito porta poi a destinazione personale l&#8217;opera salvifica iniziata da Gesù, col costruire &#8220;il Santo&#8221;, cioè operando la santificazione del singolo credente.<br />
Lo Spirito libera l&#8217;uomo trasformandolo dall&#8217;interno, capovolgendo la natura profonda del «desiderio».<br />
Ma rinnova anche il rapporto con Dio: non più da schiavi, ma come figli. Paolo precisa che si tratta di una filiazione «adottiva», non è per sminuirla, ma per ricordarne la gratuità. Per Paolo la presenza dello Spirito è una presenza liberante, che si lascia discernere da alcuni segni: un capovolgimento nella logica della vita, un nuovo rapporto con Dio sperimentato come Padre, l&#8217;intima convinzione di essere figli di Dio. È dunque un nuovo rapporto con Dio: l&#8217;uomo può rivolgersi a Lui liberamente, apertamente e amichevolmente. Non più un rapporto di schiavitù ma di libertà: il cristiano può far sua la medesima confidenza e la medesima libertà di Gesù verso il Padre. Questo rapporto filiale con Dio è la radice di ogni altra libertà.<br />
Certo, lo Spirito non può nulla se l&#8217;uomo si chiude volutamente alla sua azione trasformante. &#8220;Se uno mi ama&#8230;&#8221;, &#8220;Se mi amate..&#8221;, dice Gesù. La prima condizione è rimanere nell&#8217;amore di Gesù: &#8220;Rimanete nel mio amore&#8221; . &#8220;E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga sempre con voi&#8221;. Apertura è quindi un cuore sincero che crede in Gesù e si apre alla fiducia e alla docilità allo Spirito. &#8220;Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo non gli appartiene&#8221; (Rm 8,9).<br />
La verifica dell&#8217;amore vero sono le opere: &#8220;..osserverà la mia parola&#8221;, &#8220;..osserverete i miei comandamenti&#8221;. Si tratta di vivere secondo lo Spirito, rifiutando le opere della carne: &#8220;Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. E&#8217; lo Spirito ora a dominare i desideri e a dare forza per vivere il vangelo di Gesù: &#8220;Se vivrete secondo la carne, voi morirete; se invece con l&#8217;aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete&#8221;</p>
<p><strong>30    Maggio 2010 -   Santissima Trinità  -  C<br />
Dal Vangelo secondo Gv 16,12-15<br />
</strong></p>
<p><em>In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:<br />
[12]Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.<br />
[13]Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.<br />
[14]Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l&#8217;annunzierà.<br />
[15]Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l&#8217;annunzierà.</p>
<p></em>&#8220;Credo in un solo Dio&#8221;. Questa professione di fede è per noi credenti in Cristo che aggiungiamo: &#8220;Padre&#8230;Figlio&#8230;Spirito Santo&#8221;. Il nostro Dio non è un Dio solitario, ma è una famiglia, una pluralità di persone unite nell&#8217;amore, una comunità d&#8217;amore.<br />
Il mistero del Dio unico in tre Persone è il principio, la sorgente da cui deriva tutta la realtà creata.<br />
Nel Nuovo Testamento Gesù sarà presentato come la &#8220;sapienza&#8221; di Dio.<br />
Dalla pietra al filo d&#8217;erba, al fiore, alle galassie, all&#8217;uomo, agli altri esseri spirituali, tutto esiste perché le tre divine Persone lo hanno voluto, continuano a volerlo e quindi continuano a crearlo, cioè a mantenerlo nell&#8217;essere. La creazione è sempre in atto, è sempre in corso.<br />
Non ci inganniamo neppure quando, cogliendo l&#8217;armonia e l&#8217;interdipendenza fra gli esseri creati, pensiamo che al di sotto della realtà tanto varia e molteplice c&#8217;è l&#8217;amore che tutto pervade e unifica, spingendo ogni cosa a incontrare e servire l&#8217;altra, quasi innamorando ogni cosa dell&#8217;altra.<br />
Nella relazione che lega tra loro le realtà create si riflette &#8220;l&#8217;amor che fece il sole e l&#8217;altre stelle&#8221; (Dante).<br />
L&#8217;opera della Trinità è la creazione, ma soprattutto la redenzione. Il Padre ci ha amati per primo e ci ha mandato il suo Figlio. Il Figlio ha condiviso integralmente la nostra condizione umana fino a morire. Una morte d&#8217;amore supremo sfociata nella risurrezione.<br />
In tal modo ci ha salvati, riconciliandoci con Dio, riportandoci in braccio a Dio. Lo Spirito Santo, poi, il Padre e il Figlio lo hanno donato perché portasse alla perfezione l&#8217;incontro dei credenti con Dio.</p>
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		<title>Tutti responsabili di tutti</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 08:14:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Il Pensiero del Mese]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pensiero del mese di aprile 2010
Tutti responsabili di tutti è lo slogan scelto dall’arcivescovo di Milano, il cardinale Tettamanzi, nei suoi incontri con gli amministratori locali della sua diocesi e con i giovani che frequentano le “scuole di politica”. Tettamanzi parla esplicitamente di mettere al centro il servizio ai più poveri, di uno stile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pensiero del mese di aprile 2010</p>
<p><em>Tutti responsabili di tutti</em> è lo slogan scelto dall’arcivescovo di Milano, il cardinale Tettamanzi, nei suoi incontri con gli amministratori locali della sua diocesi e con i giovani che frequentano le “scuole di politica”. <strong>Tettamanzi </strong>parla esplicitamente di mettere al centro il servizio ai più poveri, di uno stile di vita che non ammette separazioni tra pubblico e privato. Non bastano facce nuove messe in campo o tecniche per la conquista del consenso. L’arcivescovo ha ripetuto che l’insegnamento sociale della Chiesa non vuole essere un’imposizione o un’ingerenza in ambito civile, ma una guida al discernimento del bene comune in tempi di complessità e difficoltà.</p>
<p>Il maggiore stanziamento di soldi non è la soluzione unica ed essenziale. Nel territorio dove grande è l’attenzione all’altro sarà anche <strong>un territorio più sicuro</strong> e più vivibile, quando, come il buon samaritano, si è presenti nei servizi di cura alla persona.<br />
Quando continuiamo a mettere in mano ai giovani tre o quattro cellulari, convinti che sia questo il modo per stare meglio, facciamo un grosso errore. E’ l’impegno educativo, culturale, artistico, cioè tutto quello che fa crescere la persona che crea un futuro dignitoso per la società.<br />
Qualcuno ha parlato di un settore antico, ma sempre nuovo, la <em>philokalia</em>, cioè l’<strong>amore </strong>per il bello. L’Italia non ha rivali e concorrenti nell’offerta di cose belle: dal paesaggio naturale, alla bellezza artistica, letteraria, pittorica, archeologica, musicale. Qualcuno ha definito il nostro Paese, il museo “a cielo aperto” più grande del pianeta.<br />
Ma questo patrimonio non sarà lodevolmente sfruttato e valorizzato fino a quando i valori morali, umani e cristiani rimarranno un ricordo “storico” senza orientare le giovani generazioni alla costruzione di ideali, base di una crescita futura per tutta la nostra società</p>
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		<title>Schegge Evangeliche delle festività di aprile 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 08:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie Festive]]></category>

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		<description><![CDATA[4  Aprile 2010  -   Domenica di PASQUA  -  Ciclo C
Dal vangelo secondo Gv  20, 1-9

[1] Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand&#8217;era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
[2] Corse allora e andò da Simon Pietro e dall&#8217;altro discepolo, quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>4  Aprile 2010  -   Domenica di PASQUA  -  Ciclo C<br />
Dal vangelo secondo Gv  20, 1-9<br />
</strong><br />
<em>[1] Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand&#8217;era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.<br />
[2] Corse allora e andò da Simon Pietro e dall&#8217;altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: &#8220;Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l&#8217;hanno posto!&#8221;.<br />
[3] Uscì allora Simon Pietro insieme all&#8217;altro discepolo, e si recarono al sepolcro.<br />
[4] Correvano insieme tutti e due, ma l&#8217;altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.<br />
[5] Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.<br />
[6] Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,<br />
[7] e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.<br />
[8] Allora entrò anche l&#8217;altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.<br />
[9] Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. </em></p>
<p>L’apostolo Giovanni corre al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo rimasto  molto vicino al suo maestro. Ma “non avevano  ancora compreso la Scrittura”. Proprio così: ma ciò accade ancora.<br />
Il mondo di Dio e i suoi progetti sono tanto diversi che pure oggi succede  a chi è più vicino a Dio si stupisce di tali avvenimenti. “Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto? Non fu così facile. Nella sofferenza più dura, Giovanni rimane vicino al suo maestro. Perchè l’amore &#8211; non la ragione &#8211; aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. La vita ce lo insegna ogni giorno Pietro e il discepolo «che Gesù amava» corrono al sepolcro. Pietro entra per primo nel sepolcro e nota che le bende e il sudario, nei quali era avvolto il corpo di Gesù, non erano gettati per terra alla rinfusa, ma piegati con ordine: un indizio che già di per sé smentisce l&#8217;opinione di un frettoloso trafugamento del cadavere. A sua volta entra nel sepolcro anche Giovanni e «vide» e credette: sicurezza, intuito e immediatezza per discernere l’ impronta del Signore Risorto.<br />
A questo punto viene alla mente la conclusione di questi momenti, quando Gesù si rivolge a Tommaso, dicendogli: «Tu hai creduto perché mi hai veduto. Beati quelli che hanno creduto senza aver veduto». Tommaso avrebbe dovuto credere fidandosi della testimonianza degli altri apostoli, senza pretendere nulla di  personale. La vera beatitudine è assegnata a chi crede senza pretendere di vedere. Credente è ora chi, superato il dubbio e la pretesa di vedere, accetta la testimonianza autorevole di chi ha veduto. Il che non significa che ora al credente sia preclusa ogni personale esperienza del Risorto. Tutt&#8217;altro. Al credente è offerta l&#8217;esperienza della gioia, della pace, del perdono dei peccati, della presenza dello Spirito.</p>
<p><strong>11  Aprile 2010  -   II Dom di Pasqua – Divina Misericordia  -  Ciclo C<br />
Dal Vangelo secondo  Gv 20, 19-31<br />
</strong><br />
<em>[19] La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: &#8220;Pace a voi!&#8221;.<br />
[20] Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.<br />
[21] Gesù disse loro di nuovo: &#8220;Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch&#8217;io mando voi&#8221;.<br />
[22] Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: &#8220;Ricevete lo Spirito Santo;<br />
[23] a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi&#8221;.<br />
[24] Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.<br />
[25] Gli dissero allora gli altri discepoli: &#8220;Abbiamo visto il Signore!&#8221;. Ma egli disse loro: &#8220;Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò&#8221;.<br />
[26] Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c&#8217;era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: &#8220;Pace a voi!&#8221;.<br />
[27] Poi disse a Tommaso: &#8220;Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!&#8221;.<br />
[28] Rispose Tommaso: &#8220;Mio Signore e mio Dio!&#8221;.<br />
[29] Gesù gli disse: &#8220;Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!&#8221;.<br />
[30] Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.<br />
[31] Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.<br />
</em><br />
Nella Messa ascoltiamo ogni volta le parole di Cristo che rivolge dopo la resurrezione agli apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Inoltre, imploriamo il Signore di concederci “unità e pace secondo la sua volontà” e di donare “la pace ai nostri giorni”. Cristo ogni volta che appare agli apostoli augura la pace, sapendo quanto la desiderassero. Nel conferire loro il potere di rimettere i peccati, Cristo ha portato la pace nell’anima agitata dell’uomo.<br />
Perché la pace con Dio è il fondamento della pace tra gli uomini.<br />
Ma ora che il Signore è risorto non c&#8217;è ragione di avere alcuna paura. Persino la morte è vinta.<br />
«Pace a voi» dice il Signore. Si tratta di quella pace che Gesù aveva già promesso nei discorsi di testamento: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come il mondo la dà» (14,27). Questa pace è diversa dalla pace del mondo. Diversa perché dono di Dio. Diversa, perché va alla radice, anche là dove l&#8217;uomo decide la scelte errate. Diversa perché non promette di eliminare la Croce nella vita del cristiano, e neppure nella storia del mondo..<br />
I discepoli «si rallegrarono al vedere il Signore», anche se l’«incertezza» di Tommaso rimane metafora dei limiti umani. Ma si deve frantumare l&#8217;attaccamento a se stessi. Solo così non si è più ricattabili, perché liberati da ogni paura. La pace e la gioia fioriscono nella libertà e nel dono di sé, nel contesto della presenza irrinunciabile del Risorto.</p>
<p><strong>18  Aprile 2010  -   III Dom di Pasqua  &#8211; Ciclo C<br />
Vangelo secondo Giovanni:  Forma breve (Gv 21,1-14):<br />
</strong></p>
<p><em>[1]Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: [2]si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.<br />
[3]Disse loro Simon Pietro: &#8220;Io vado a pescare&#8221;. Gli dissero: &#8220;Veniamo anche noi con te&#8221;. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.<br />
[4]Quando gia era l&#8217;alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. [5]Gesù disse loro: &#8220;Figlioli, non avete nulla da mangiare?&#8221;. Gli risposero: &#8220;No&#8221;.<br />
[6]Allora disse loro: &#8220;Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete&#8221;. La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.<br />
[7]Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: &#8220;E&#8217; il Signore!&#8221;. Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare.<br />
[8]Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.<br />
[9]Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.<br />
[10]Disse loro Gesù: &#8220;Portate un pò del pesce che avete preso or ora&#8221;.<br />
[11]Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.<br />
[12]Gesù disse loro: &#8220;Venite a mangiare&#8221;. E nessuno dei discepoli osava domandargli: &#8220;Chi sei?&#8221;, poiché sapevano bene che era il Signore.<br />
[13]Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce.<br />
[14]Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.<br />
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore.<br />
</em><br />
Ed è sull’amore che interroga Pietro. Non è un esame, ma solo una triplice affettuosa richiesta, all’uomo che per tre volte l’aveva rinnegato e che ciò nonostante doveva essere la prima pietra della sua Chiesa.<br />
Di fronte alla debolezza di Pietro, si erge maestosa e commovente la fedeltà immutata di Gesù all’uomo che aveva scelto. Ma a tutti noi quel dialogo umano fra Gesù e Pietro dice anche qualcosa di estremamente consolante. “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo” (Gv 21,16).<br />
In riva al lago, quel dialogo rimane tra i più affascinanti della storia di Dio che cerca l&#8217;uomo.<br />
Le tre domande, ogni volta diverse, rivolte da Gesù sono come tre tappe attraverso le quali guarire in radice il suo tradimento. Ma per Gesù non è importante giudicare o assolvere; per lui nessun uomo coincide con i suoi peccati, ma vale quanto vale il suo cuore.<br />
Gesù dimostra il suo amore abbassando per tre volte l&#8217;esigenze dell&#8217;amore. Fino a che le esigenze di Pietro, la sua fatica, la sua tristezza diventano più importanti delle esigenze stesse di Gesù. Dio si dimentica per collocarsi al livello di Pietro: il tu è più importante dell&#8217;io. Solo così l&#8217;amore è possibile.<br />
Gesù mendicante d&#8217;amore, mendicante senza pretese, che assicura: Pietro, il tuo desiderio di amore è già amore. E quando interroga Pietro, interroga me: sì, Signore, tu lo sai che un po&#8217; di bene te lo voglio, un po&#8217; d&#8217;amicizia tra tanta indifferenza, un po&#8217; d&#8217;attenzione tra tanta freddezza; non oso dire che ti amo, però, come Pietro, ti sono amico. Sarò anch&#8217;io pastore di un minimo gregge: di familiari, di amici, di poveri affidati alla mia amicizia. Chiamami, se non cerchi uomini infallibili, ma solo appassionati. Chiamami e ti seguirò.</p>
<p><strong>25  Aprile 2010  -   IV  Dom di PASQUA  -  Ciclo C<br />
Dal Vangelo secondo Gv 10,27-30<br />
</strong><br />
<em>[27]Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.<br />
[28]Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.<br />
[29]Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio.<br />
[30]Io e il Padre siamo una cosa sola&#8221;.<br />
</em><br />
Il passo di Giovanni sottolinea con vigore l&#8217;idea dell&#8217;appartenenza: Gesù può dire le «mie» pecore e «il Padre me le ha date». Egli è il Signore delle pecore, a lui appartengono e a nessun altro. Da Gesù le pecore ricevono la vita: «Io do loro la vita eterna» Ma Gesù precisa che le sue pecore: ascoltano e seguono. Dunque la comunità cristiana se vuole essere sale e luce anche in un mondo che cambia, non deve affannarsi in indagini superflue e progetti inutili: la voce di Gesù è stata diffusa e l’orientamento del suo cammino è già tracciato. Ai cristiani è richiesta fedeltà e coerenza. Inoltre: Gesù dice di donare la vita :. «Offro la mia vita per poi riprenderla. Nessuno me la toglie, la offro da me stesso&#8230; Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». Gesù quindi dona la sua vita in piena libertà e, al tempo stesso, per fare in tutto la volontà del Padre. Libertà e obbedienza al Padre coincidono. Lo spazio vero della libertà diventa amore incondizionato..<br />
Oggi Gesù ha bisogno di persone per portare la salvezza sino ai confini della terra; ha bisogno di persone attraverso cui continuare a svolgere il suo servizio di pastore che ammaestra e guida il suo gregge. Ha bisogno di ognuno di noi perché annunciano il futuro di felicità che ci attende. Chiunque, in qualsiasi stato di vita, ha la sua chiamata specifica a essere &#8220;pastore&#8221; nella Chiesa, cioè responsabile di un servizio: annunciare il Vangelo, facendo risuonare il sì d&#8217;amore a Dio e ai fratelli. Questo diventa il nostro compito.</p>
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