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Omelie Festive

Schegge Evangeliche delle festività di maggio 2010

2    Maggio 2009  -  V°  Dom. di Pasqua  -  C
Dal Vangelo secondo Gv 13,31-35

[31]Quand’egli [Giuda] fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.
[32]Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
[33]Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.
[34]Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
[35]Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.

Queste poche righe ci trasmettono il testamento di Gesù, diretto ai discepoli, turbati dalla partenza di Giuda. Ma è anche per ognuno di noi che viviamo il periodo di Pasqua alla ricerca di un orientamento. Alle tante domande che ci possiamo fare il Vangelo ci dà una risposta molto semplice: il nuovo comandamento dell’amore: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”. Anche se l’amore non si comanda, l’impegno ad amare il proprio prossimo per amore di Gesù – come egli stesso ha fatto – ci si rende conto che il cammino di Gesù è un itinerario di vita, per lui e per molte altre persone intorno a lui. L’amore scambievole è per l’uomo movimento, vita, uscire dal chiuso, dall’odio, dall’egoismo e dall’indifferenza per respirare a pieni polmoni. E in Gesù troviamo il modello e la fonte: «Come io ho amato voi». Così dice la norma e il parametro della dimensione. Ma ci da pure una ragione: se possiamo amarci fra noi è perché Lui per primo ci ha amati. «Come io ho amato voi», dice Gesù. Questo comando dell’amore fraterno è da Gesù definito «nuovo». Ma non si tratta di una novità cronologica, ma di una novità qualitativa. E’ il segno e  frutto del mondo nuovo che la venuta di Cristo ha instaurato. L’amore fraterno è la novità della vita di Dio che irrompe nel nostro vecchio mondo, rigenerandolo. Ed è l’anticipo della vita futura a cui aspiriamo.

9    Maggio 2010  -  Vi   Dom. di Pasqua  -  C
Dal Vangelo secondo Gv 14,23-29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
[23]“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
[24]Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
[25]Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.
[26]Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
[27]Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
[28]Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.
[29]Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate

In quella sera (nel Cenacolo) Gesù fa una promessa ai discepoli e a quanti, nel tempo, avrebbero accolto la Sua parola, facendosi custodire da essa:” Se uno mi ama, dice il Maestro, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…”.
Osservare questa parola, non è una servile e oscura obbedienza, ma esprime la volontà di farsi custodire da essa; significa fare di questa parola una uniforme, che ci riveste, ci difende ma pure ci distingue. Pietro dirà che il nostro ascolto non può esser di individui distratti e sbadati, ma di persone che accolgono con amore e, da questa parola, hanno vita realizzando una comunione che supera ogni confine per raggiungere Dio.
La Parola di vita, proclamata da Cristo e accolta nel cuore dell’uomo, fa di questo cuore, la dimora terrena del Padre, che, in esso, abita, col Figlio e con lo Spirito, col quale siamo stati creati, e che, col ritorno di Cristo al Padre, resta nella Storia umana, come luce che guida, forza che sostiene, potenza che trasforma.
Su questo insegnamento, ad opera dello Spirito di Dio, si fonda la missione degli Apostoli, colonne della Chiesa nascente, che dovrà evangelizzare il mondo intero sino alla fine dei tempi.
Questa evangelizzazione incontrerà resistenze, ostacoli, difficoltà esterne e anche interne. Ma Cristo ha promesso: “Non abbiate paura: io ho vinto il mondo ! ”. E in questo percorso ci guiderà lo Spirito, dono del Risorto, Spirito, sempre presente in tutti noi, membra vive di una Chiesa, viva, perché mistico corpo del Figlio di Dio, morto e risorto.

16    Maggio 2009  -  ASCENSIONE  del Signore -  C
Dal Vangelo secondo Lc 24,46-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
[46]“Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno
[47]e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
[48]Di questo voi siete testimoni.
[49]E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”.
[50]Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.
[51]Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.
[52]Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia;
[53]e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

L’evento dell’Ascensione del Signore segna sia il culmine conclusivo della sua missione terrena, sia l’avvio del mandato degli Apostoli a tutte le genti. Proprio loro, infatti, insieme ai discepoli, devono estendere al mondo intero ciò che il Maestro ha realizzato nella sua vita umana all’interno d’Israele. Questo è il modo in cui Dio ha concepito la nostra salvezza. Rimane a noi l’incombenza di comunicare questa vita di Dio attraverso i sacramenti e di insegnare gli itinerari e le tappe della vita cristiana. Questa è l’importanza e il valore dell’Ascensione: dobbiamo ora agire e prendere nel mondo il posto del Cristo, fisicamente assente, per renderlo individuabile e distinguibile attraverso la nostra esistenza terrena. Ora diventiamo noi diventiamo i protagonisti principali dell’azione di. Cristo. Ma dobbiamo agire con coraggio: Cristo non ci lascia soli. E’ dalla nostra parte. Il momento storico particolarmente difficile per la Chiesa e per i cristiani  non deve creare smarrimento. Il Vangelo non ha paura per gli attacchi. Non stiamo cercando i riconoscimenti umani; desideriamo che Cristo sia conosciuto e riconosciuto nella sua autenticità e integrità.

23    Maggio 201009  -  Pentecoste -  C
Dal Vangelo secondo Gv 14,15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
[15]Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.
[16]Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre,
[23]Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
[24]Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
[25]Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.
[26]Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Il giorno di Pentecoste è nata la Chiesa, il luogo del “Sacro”, dove sono posti – e resi efficaci dall’azione dello Spirito – gli elementi oggettivi della salvezza operata da Gesù: la Parola di Dio, i sacramenti, i carismi e i ministeri e, tra questi, il ministero apostolico.
Lo Spirito porta poi a destinazione personale l’opera salvifica iniziata da Gesù, col costruire “il Santo”, cioè operando la santificazione del singolo credente.
Lo Spirito libera l’uomo trasformandolo dall’interno, capovolgendo la natura profonda del «desiderio».
Ma rinnova anche il rapporto con Dio: non più da schiavi, ma come figli. Paolo precisa che si tratta di una filiazione «adottiva», non è per sminuirla, ma per ricordarne la gratuità. Per Paolo la presenza dello Spirito è una presenza liberante, che si lascia discernere da alcuni segni: un capovolgimento nella logica della vita, un nuovo rapporto con Dio sperimentato come Padre, l’intima convinzione di essere figli di Dio. È dunque un nuovo rapporto con Dio: l’uomo può rivolgersi a Lui liberamente, apertamente e amichevolmente. Non più un rapporto di schiavitù ma di libertà: il cristiano può far sua la medesima confidenza e la medesima libertà di Gesù verso il Padre. Questo rapporto filiale con Dio è la radice di ogni altra libertà.
Certo, lo Spirito non può nulla se l’uomo si chiude volutamente alla sua azione trasformante. “Se uno mi ama…”, “Se mi amate..”, dice Gesù. La prima condizione è rimanere nell’amore di Gesù: “Rimanete nel mio amore” . “E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga sempre con voi”. Apertura è quindi un cuore sincero che crede in Gesù e si apre alla fiducia e alla docilità allo Spirito. “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo non gli appartiene” (Rm 8,9).
La verifica dell’amore vero sono le opere: “..osserverà la mia parola”, “..osserverete i miei comandamenti”. Si tratta di vivere secondo lo Spirito, rifiutando le opere della carne: “Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. E’ lo Spirito ora a dominare i desideri e a dare forza per vivere il vangelo di Gesù: “Se vivrete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete”

30    Maggio 2010 -   Santissima Trinità  -  C
Dal Vangelo secondo Gv 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
[12]Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
[13]Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
[14]Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.
[15]Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.

“Credo in un solo Dio”. Questa professione di fede è per noi credenti in Cristo che aggiungiamo: “Padre…Figlio…Spirito Santo”. Il nostro Dio non è un Dio solitario, ma è una famiglia, una pluralità di persone unite nell’amore, una comunità d’amore.
Il mistero del Dio unico in tre Persone è il principio, la sorgente da cui deriva tutta la realtà creata.
Nel Nuovo Testamento Gesù sarà presentato come la “sapienza” di Dio.
Dalla pietra al filo d’erba, al fiore, alle galassie, all’uomo, agli altri esseri spirituali, tutto esiste perché le tre divine Persone lo hanno voluto, continuano a volerlo e quindi continuano a crearlo, cioè a mantenerlo nell’essere. La creazione è sempre in atto, è sempre in corso.
Non ci inganniamo neppure quando, cogliendo l’armonia e l’interdipendenza fra gli esseri creati, pensiamo che al di sotto della realtà tanto varia e molteplice c’è l’amore che tutto pervade e unifica, spingendo ogni cosa a incontrare e servire l’altra, quasi innamorando ogni cosa dell’altra.
Nella relazione che lega tra loro le realtà create si riflette “l’amor che fece il sole e l’altre stelle” (Dante).
L’opera della Trinità è la creazione, ma soprattutto la redenzione. Il Padre ci ha amati per primo e ci ha mandato il suo Figlio. Il Figlio ha condiviso integralmente la nostra condizione umana fino a morire. Una morte d’amore supremo sfociata nella risurrezione.
In tal modo ci ha salvati, riconciliandoci con Dio, riportandoci in braccio a Dio. Lo Spirito Santo, poi, il Padre e il Figlio lo hanno donato perché portasse alla perfezione l’incontro dei credenti con Dio.

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