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Il Pensiero del Mese

Tempo senza SILENZIO

Il pensiero del mese di giugno 2010

P. Davide Turoldo scrive: “il nostro è un tempo senza silenzio e quindi senza scampo. Tutti abbiamo paura di fare silenzio. A fare un solo minuto di silenzio si rischiano le vertigini, e di franare in un abisso di paura. Paura soprattutto discoprire il vuoto interiore.. Perciò si grida e si urla sempre dì più”
Il silenzio si colloca al di fuori della logica dell’utile; il silenzio  è improduttivo, non paga. E questo in una civiltà che misura tutto sulla “produzione” è grave: ci emargina socialmente.
Forse per il troppo dilagare delle chiacchiere e del frastuono, si sta verificando l’interesse per l’opposto.
Mai come oggi il silenzio è violentato, continuamente, da rumori, suoni e parole, per lo più vane ed inopportune; continuamente i mass media sembrano far di tutto per limitare gli spazi vuoti, in cui il silenzio vorrebbe vivere.
Sembra quasi che del silenzio si abbia paura, quasi terrore. Lo si evita, lo si sfugge con ogni stratagemma, ogni cosa può servire per non trovarvisi di fronte, specchio troppo limpido e sincero di una realtà tragica nella sua presuntuosa e vana inconsistenza, inganno continuo che non si vuol svelare, che non si vuole o non si può accettare.

Anche se non è facile ascoltare il suono del silenzio, guardarsi dentro lo specchio che il silenzio ci offre, potremmo sicuramente scoprire sorprese, cose determinanti per la nostra vita. E forse una maggiore chiarezza per la nostra identità.
Nel silenzio, solo nel silenzio la personalità dell’uomo può riacquistare consapevolezza di sé, riprendere coscienza della propria importanza.

Un monaco di Taizè ci dice:
Come è possibile raggiungere un silenzio interiore? Qualche volta siamo apparentemente in silenzio, e tuttavia abbiamo grandi discussioni dentro di noi, lotte con compagni immaginari o con noi stessi. Calmare la nostra anima richiede una specie di semplicità. “Non mi tengo occupato con cose troppo grandi o troppo meravigliose per me” Silenzio significa riconoscere che le mie preoccupazioni non possono fare molto. Silenzio significa lasciare a Dio ciò che è oltre la mia portata e le mie capacità. Un momento di silenzio, anche molto breve, è come una sosta santa, un riposo sabbatico, una tregua dalle preoccupazioni.

Un teologo moderno (Bruno Forte) scrive:
Non è più possibile dire: Cogito ergo sum. Dovremmo dire piuttosto: Cogitor ergo sum; amor ergo sum. lo esisto non perché penso, non perché amo, ma perché scopro di essere pensato, di essere amato. Scopro che la mia casa non è la mia, ma è la casa dell’ Altro in cui io esisto, da cui io vengo. Nell’abisso del silenzio di esistere, io scopro di essere donato a me stesso.
Lasciamoci travolgere dal silenzio di Dio !
Forse qualche volta rifuggiamo il silenzio, preferendo qualunque rumore, parola o distrazione, perché la pace interiore è una cosa rischiosa: ci rende vuoti e poveri, disintegra le amarezze e ci conduce al dono di noi stessi. Silenziosi e poveri i nostri cuori sono ricolmati dello Spirito Santo, riempiti con un amore incondizionato. Il silenzio è un umile ma sicuro cammino verso l’amore.

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